Photo: Mark Albertsen


Kat Pfeiffer, la fondatrice, è una geografa culturale, filologa italiana e pedagoga. Laureata con master presso la Friedrich-Alexander Universitet Erlangen-Nürnberg in Germania, ha studiato anche in Polonia e in Italia e parla fluentemente polacco, tedesco e italiano. Nel 2010 si è trasferita a Londra, dove ha lavorato come interprete multilingue. La sua ricca personalità combina razionalità e creatività.

Kat ha imparato l'arte della fotografia da piccola, a fianco del padre. L’odore dello sviluppo fotografico è uno dei suoi ricordi d'infanzia. Quando ha iniziato a lavorare come giovane giornalista, ha ricevuto l'incarico di scrivere di musica e cultura. Così, presa in prestito da suo padre una vecchia macchina fotografica analogica russa Zenit-E (che utilizza ancora oggi), è andata ai festival rock, punk e jazz per scriverne e per fotografarli. Lì, tra la folla, c'era solo un modo per cambiare i rulli del film: rapidamente, alla cieca, con entrambe le mani e la fotocamera in profondità nella borsa. Suo padre e un fotografo editoriale l'hanno supportata nello sviluppo di queste pellicole e delle fotografie che sono poi state pubblicate. Camera oscura, prodotti chimici ... era un momento in cui Internet stava appena iniziando a essere conosciuto e la fotografia digitale ancora sembrava fantascienza. Oggi Kat fotografa con una Canon DSLR, scoprendo anche la magia della fotografia digitale. Le piacciono i colori, ma la sua immaginazione continua a dipingere in bianco e nero. Il suo obiettivo preferito è 85 mm, 1.8.

La musica è sempre stata la sua più grande passione. È cresciuta come frontwoman con sempre una band con cui lavorare. Il luogo preferito fra tutti quelli in cui ha lavorato è il pluripremiato Teatr Modrzejewskiej a Legnica, in Polonia, luogo che le ha permesso di sviluppare tutte le sue passioni: vocale, editoriale, fotografica, recitativa. Tutto ciò nel pomeriggio. Al mattino era in ufficio e lavorava al marketing e alle PR. Le piaceva essere tra i meravigliosi attori di quel teatro e fra i più grandi nomi del palcoscenico teatrale e musicale della Polonia, umilmente ammirandoli e imparando da loro.

Gli eventi rivoluzionari della sua vita includono studi a Zielona Góra, dove ha imparato quel che sa sugli spettacoli musicali e teatrali e dove ha acquisito esperienza nello spettacolo sul palco e nella creazione di eventi artistici. Un altro evento sicuramente importante è stato l'incontro - quasi trascendentale - con l'iconico teatro di Gardzienice (oggi il Centro Europeo per le Pratiche Teatrali). Durante un workshop, correndo attraverso gli stretti sentieri del bosco nel buio della notte, sola, nella pallida luce stellare, senza sbattere sui tronchi degli alberi, ha imparato ad affinare i suoi sensi in modo da vedere con tutto fuorché con gli occhi. Lì, per la prima volta nella sua vita, ha sentito il silenzio. Ecco a cosa stava pensando quando, durante il suo apprendistato in studi geografici in Germania, ha misurato la densità degli alberi in una foresta bavarese.

Gli stessi sensi l'hanno condotta in viaggi in Bahrain, Sicilia e Germania, dove ha vissuto, studiato e lavorato. La stessa sensazione l'ha sta portando attraverso le folle di Londra, definendo pure il modo in cui percepisce la musica.

Durante i corsi di filosofia all'Università di Zielona Góra, ha incontrato una personalità carismatica, il profesore di storia della filosofia Ryszard Palacz. Acriticamente ha assunto non solo la sua "arroganza" del pensiero critico indipendente, ma si è anche innamorata di Claude Levi-Strauss e della sua antropologia strutturale, che si diffondeva attraverso la filosofia, la psicologia e la sociologia.

È un'umanista e si definisce una Donna del Rinascimento. Uno dei suoi libri preferiti, accanto a "La Peste" di Albert Camus e "Cent'anni di solitudine" di Márquez, è "Il Contratto Sociale" di Jean-Jacques Rousseau. Tutto ciò ha creato la sua incrollabile passione e l'ha condotta più tardi ai suoi studi culturali-geografici, filologici e pedagogici.

Fin dai primi anni, accanto a Jethro Tull, Led Zeppelin e Janis Joplin, ha ascoltato con passione Tomasz Stańko, la cui musica l'ha poi portata a Dissy Gillespie, Miles Davis e - infine - a Freddie Hubbard, che ama particolarmente. "First Light" è per lei un album che disperde le nuvole e interrompe il Matrix.

Quando si è trasferita a Londra, ha imparato rapidamente un po' di l'inglese per poter frequentare il canto jazz, l'armoni a jazz e la teoria musicale in un college londinese. Alla domanda su chi sia il suo vocalist jazz preferito, si sente sempre un po' perplessa. Non è la voce umana che la ispira, la sua voce preferita è ... il suono di una tromba. Qualcosa in tale strumento muove la sua anima e le parla. E questo ha qualcosa di liberta, come il vento ... A Londra ha incontrato musicisti di grande talento, che ammira molto, da cui apprende e che fotografa con grande passione.

La musica jazz con i suoi attori è per lei - come la realtà teatrale - un mezzo multidimensionale. I suoni si uniscono nei mondi immaginari, la cui bellezza fugace e dinamica la spingono a premere il pulsante dell'otturatore. Ecco, da dove prendono vita le sue fotografie.

Da bambina amava fissare il cavolfiore. Come linguista, crede che non esista un'unica definizione che descriva il jazz, a meno che non sia l'etimologia della parola stessa. Per lei, in privato, il jazz è come un grande albero, il cui tronco cresce dai cuori umani e le cui braccia si diffondono in varie direzioni, proiettando molte ombre diverse: il Contesto.

Jazz Context è un promotore internazionale di progetti musicali e fotografici, ponte interculturale che riunisce i musicisti jazz e il loro pubblico dalle Isole britanniche al continente europeo. Decifrando i messaggi contenuti nell'eredità culturale attraverso il globo, JC vuole sensibilizzare e connettere le persone attualmente destinate ad affrontare la divergenza geopolitica. JC ha anche l'ambizione di accrescere la sua capacità educativa, di raggiungere i membri più vulnerabili delle società e di trasmettere a loro dei messaggi culturali ed etici più preziosi.